Nelle vite precedenti Maria Cristina Gerbi ha seguito tutt’altra carriera ma l’arte e il dipingere aspettavano, pazienti, dietro a un angolo che ci fosse un tempo anche per loro. Ed ora quel tempo è arrivato e lei e le sue opere ci strappano il sorriso ancora una volta sul Ponte di Cinaglio.
In questa serie di lavori pittorici, frammenti di volti e gesti emergono dal tempo, estratti da vecchie fotografie di famiglia che conservano l’ultima impronta visibile di persone ormai scomparse e di cui, a volte, si è perso anche il nome. Sono ombre impresse su pellicole in bianco e nero, corpi dimenticati che sopravvivono nei pigmenti fotosensibili. Attraverso il gesto pittorico, questi dettagli vengono recuperati, ingranditi, reinterpretati: non come semplice nostalgia, ma come atto di resurrezione simbolica. La pittura diventa così un mezzo per vivificare la memoria, non per fissarla. Un modo per dire che nulla scompare davvero, finché siamo disposti a guardare. Maria Cristina Gerbi ha seguito alcuni corsi con insegnanti diversi e ha scoperto che i supporti poveri e riciclati erano amichevoli, i colori primari a olio e acrilico davano possibilità di creare ogni sfumatura, la pittura immediata senza disegno preparatorio è una sfida e che gli animali in una composizione danno grazia, semplicità e significati simbolici. Soprattutto ha capito che dipingendo si diverte molto.
Puoi seguire il suo percorso artistico su Instagram: @maricrisger

I quadri







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